
prova
L'altro giorno, una mia cara amica e testimone di matrimonio mi ha corretto un testo redazionale che avevo scritto per la sua attività. Un appunto totalmente privo di fondamento, errato e basato su un'associazione che non stava nè in cielo nè in terra: "Guarda che questo è sbagliato, non significa quest'altro. Devi scrivere così". E poi: "E pensare che quando eravamo al liceo mi veniva così facile scrivere, e oggi invece ...una fatica! Puah!".
Avevo una sensazione di sconforto incredibile, poi mio marito mi ha indicato che sono cose che capitano a molti, se non altro visto il decalogo (+1) di Simona Cremonini.
Molto bello e ricchissimo di informazioni: è il blog del Sole 24 Ore, JobTalk. In particolare, il post dedicato ai consulenti del terziario avanzato: "Professionisti oggi, pensionati poveri domani? Il popolo delle partite Iva si interroga sul futuro" è il titolo del convegno organizzato da Acta, l'associazione che riunisce consulenti e professionisti che hanno scelto di lavorare in modo autonomo, ma che troppo spesso sono assimilati a precari, co.co.co ecc,.e svestiti della loro ufficialità.
Da meno di un mese ho iniziato a praticare yoga, poche lezioni che però mi hanno incuriosito e affascinato per la capacità di legare indissolubilmente la forza della mente con quella del corpo.
Piacevolmente colpita da questa disciplina millenaria, mi sono messa a curiosare su internet per avere saperne di più. Gira di qua, gira di là ...ci sono un sacco di comunicatori da queste parti!
1. Delizioso come sempre il Quaderno del Mestiere di Scrivere dedicato a Yoga e Scrittura.
2. Sorprendente l'intervista e il blog di Gianni Lombardi, consulente e copywriter di cui conservo ancora una sua dispensa sul direct marketing ottenuta attraverso il forum dell'adci - quando era pubblico e io ero all'università. Oggi, Gianni Lombardi comunica e insegna Yoga.
Nel campo dell'energia e della sua comunicazione, qualcosa si mosso e sta iniziando ad andare sempre più veloce. Parola di grandi agenzie di pubblicità.
[copio/incollo un articolo che ho trovato sul sito di Repubblica qualche settimana fa e di cui non trovo più il link].
Pubblicità, il marketing ora è verde. La forza del messaggio "pulito"
di ALESSANDRA RETICO ROMA - La vera rivoluzione è non cambiare il mondo. Lo slogan (Enel) non piacerà alla generazione '68, ma all'epoca il pianeta stava meglio e Carosello ci faceva sognare un progresso innocuo. Invece: la terra soffre di caldo, di freddo, di sporco, di consumi nocivi e di molti altri effetti della ricchezza. I temi ambientali entrano nelle agende dei governi e nei claim della pubblicità, non è più possibile fare altrimenti: le aziende si convertono per necessità al cosiddetto green o eco-marketing, le auto che inquinano o le lattine per secoli imperiture il mercato non le vuole più.
Aziende automobilistiche, produttori di energia, di detersivi, di bevande, di computer e telefonini. Ma anche jet di lusso, intere città, la moda addirittura. "Perché adesso sostenibile non significa privativo, per questo anche gli stilisti si adeguano, aggiungendo glamour a coscienza". Luca Lo Presti è ad di D'Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO, tra i clienti anche BMW con la sua auto a idrogeno e Pirelli Real Estate per la sostenibilità ambientale. "Prima era una richiesta di nicchia, ora un fattore competitivo". L'aspetto etico fa la differenza delle marche, è ormai moneta competitiva. Per le corporation "per natura" invasive dal punto di vista ambientale, ma un po' per tutte. Tra queste "c'è anche chi ormai si appropria di un codice e di un linguaggio verdi per farsi buono e bello" dice Agostino Toscana, art director della Saatchi & Saatchi, tra i committenti anche Enel e Renault. "Il nostro mantra è: se un messaggio lo puoi sostenere, lo puoi dire". E salire sul carro verde della difesa dell'aria o dei fiumi per approfittarne non è ormai possibile "perché la digitalizzazione sta cambiando tutto" spiega Guerino Delfino, presidente di Ogilvy - "il consumatore è un cittadino che controlla e confronta, anche sul web: se dici una bugia ti stanano subito".
I creativi degli spot dicono che dalla "big idea" di dieci anni fa si è ormai passati al "big ideal", il grande ideale per cui combattere. La traduzione è eco sostenibilità e responsabilità sociale. "Prima si puntava su genuinità, origini, mondo intatto alla Mulino Bianco" racconta l'esperta di comunicazione Annamaria Testa. "Adesso le aziende "customizzano" i prodotti sui valori dei consumatori, tra questi la difesa del pianeta. E innovano. Troppo imballo non è più chic, jeans anche in cotone organico, i comuni si preoccupano dei propri lampioni: sta cambiando la cultura, internet ha democratizzato l'accesso all'informazione".
Cosicché anche i cattivi o i sospetti si sono sintonizzati sull'onda verde: Coca Cola, per dire, ha deciso di ridurre vetro e lattine, Nestlé ha avviato un processo di risparmio acqua. I claim sono al 100% verdi: "Tutti parlano di ecologia. Renault agisce" (Publicis), "Ne basta un tappo" per l'ammorbidente Coccolino (Lowe Pirella), "Nuova Passat BlueMotion. Economica, ecologica" (DDB), Lastminute. com il sito di viaggi "è a impatto zero", "La natura ci sostiene" è la filosofia eco-building di Pirelli Re" una mongolfiera nel cielo azzurro e "il vertice assoluto per qualità dell'aria e risparmio energetico" per Toshiba (agenzia 1503 Advertising). Dash e Enel si sono messe insieme, nel fustino del detersivo "impeccabile a freddo" lampadine a basso consumo di Enel (Saatchi & Saatchi), montagne e mari per il marchio Progreen di Media World (Cayenne). Piero Reinerio, direttore creativo dell'Armando Testa, ha sposato la causa Tetrapak di rimboschimento in Svezia: "Dall'Eurisko dati che ci costringono ad essere seri: il 46% degli italiani ritiene un problema il tema ambientale, il 65% dice che le aziende dovrebbero impegnarsi in tal senso". "Per loro è anzi ormai un obbligo" aggiunge Giandomenico Puglisi, direttore creativo di Cayenne. Negli Usa si parla di green business, "mentre in Italia siamo un po' in ritardo e la scelta ecologica non è quella guida" sostengono i direttori creativi di Young & Rubicam, Aldo Cernuto e Roberto Pizzigoni. "È un mercato da presidiare" avverte Luciano Nardi ad di BCube, "anche se chi ha la coscienza più sporca corre per aggiudicarsi un bollino verde". Per lavare via la colpa, chissà se a impatto zero. (6 settembre 2007)
Cos'è la parola?
Ella è l'eloquenza un Gran Principe, che in un picciolissimo, e assai vil corpo divinissime imprese fa eseguire.
Orazione di Gorgia Leontino intorno al rapimento di Elena, trad. di Angelo Teodoro Villa, 1753
O meglio:
[...] La parola è un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà. E come ciò ha luogo, lo spiegherò. Perché bisogna anche spiegarlo al giudizio degli uditori: la poesia nelle sue varie forme io la ritengo e la chiamo un discorso con metro, e chi l’ascolta è invaso da un brivido di spavento, da una compassione che strappa le lacrime, da una struggente brama di dolore, e l’anima patisce, per effetto delle parole, un suo proprio patimento, a sentir fortune e sfortune di fatti e di persone straniere.
[...] Dunque, gli ispirati incantesimi di parole sono apportatori di gioia, liberatori di pena. Aggiungendosi infatti, alla disposizione dell’anima, la potenza dell’incanto, questa la blandisce e persuade e trascina col suo fascino. Di fascinazione e magia si sono create due arti, consistenti in errori dell’animo e in inganni della mente. E quanti, a quanti, quante cose fecero e fanno credere, foggiando un finto discorso! Che se tutti avessero, circa tutte le cose, delle passate ricordo, delle presenti coscienza, delle future previdenza, non di eguale efficacia sarebbe il medesimo discorso, qual è invece per quelli, che appunto non riescono né a ricordare il passato, né a meditare sul presente, né a divinare il futuro; sicché nel piú dei casi, i piú offrono consigliera all’anima l’impressione del momento. La quale impressione, per esser fallace ed incerta, in fallaci ed incerte fortune implica chi se ne serve.
La Difesa di Elena, Gorgia da Lentini (I presocratici, Laterza, Bari, 1990)
Gli antichi già conoscevano il potere della parola, la stessa disciplina della retorica e il sillogismo aristotelico lo dimostrano. All'interno dell'orazione "La Difesa di Elena" ci sono tutti i principi base della comunicazione moderna.
Un'altra traduzione dice che la parola è un gigante piccolissimo.
Riprendo un post precedente con una raccolta di commenti sul discorso di Walter Veltroni proposto dal sito COMPOL - Comunicazione Politica.
In particolare un passaggio utile di Luigi La Spina: "Il sindaco di Roma parte sempre dalla piena condivisione delle ragioni di chi gli parla, per dimostrare che la propria ricetta per risolvere il problema esposto è più efficace e persino più radicale di quella che gli viene proposta".
Mi occupo di uffici stampa ormai da 3 anni: un'amministrazione pubblica, qualche associazione, piccole realtà economiche - solitamente molto attive e realistiche - e una grossa azienda con diverse sedi in Europa, Asia e Africa.
Quest'ultimo, ovviamente, si è rivelato l'incarico più impegnativo, ma per un problema che mai mi sarei aspettata: le informazioni non arrivano all'addetto stampa. Si fermano prima, restano incastrate nel gruppo dirigenziale senza possibilità di uscire. In altre parole, questo si traduce nella morte per agonia dell'ufficio stampa.
Un ufficio stampa senza informazioni da rielaborare e trasformare in notizie interessanti per i media è totalmente inutile. Anzi è del tutto controproducente perchè i messaggi che escono dall'azienda non sono coerenti. Arrivano disordinati, rarefatti, privi di forza, il più delle volte imbarazzati. Non mi era mai capitato di trovare questo "buco nero": spesso, soprattutto nelle realtà piccoline, capita di avere difficoltà nella fase iniziale in quanto amministratori, associati o imprenditori non sanno bene come funziona un ufficio stampa e, soprattutto, sottovalutano le informazioni in loro possesso. Ma si tratta di un problema che si esaurisce in poco tempo, basta qualche azione per far capire l'importanza delle notizie e si instaura un rapporto di reciproca fiducia altamente produttivo.
In un certo senso, si può paragonare la figura dell'addetto stampa a quella dell'avvocato: è pericoloso raccontare le bugie al proprio legale perchè le azioni di quest'ultimo sono il frutto delle informazioni che raccoglie dal proprio cliente. Se queste non sono vere, la strategia sarà sbagliata e i risultati altrettanto.
Quando, invece, c'è piena fiducia e si mette in campo tutto il materiale relativo al "soggetto da comunicare" tutte le azioni comunicative saranno agevolate e avranno maggiori opportunità di successo.
Immaginiamo solo cosa può succedere se ci sono bugie alla base di:
1. Lancio di prodotto = delusione delle aspettative di chi acquista il prodotto e calo di credibilità dell'azienda/ente
2. Situazione di crisi = incapacità complessiva dell'azienda/ente con conseguente percezione di un inasprimento della crisi ovvero l'opposto di quanto ricercato con un'operazione di comunicazione
3. Comunicazione societaria e/o finanziaria = calo della credibilità nei reali destinatari di questo tipo di informazione, solitamente banche, finanziarie, investitori e simili. La possibile conseguenza potrebbe essere, ad esempio, una mancata ricapitalizzazione dell'azienda
4. Comunicazione politica = le conseguenza possono essere nulle come disastrose: dimissioni, mancata elezione, crisi di governo/maggioranza, opposizione feroce di categorie, ecc. E questo, per esperienza personale, non avviene solo a grandi livelli, ma anche nelle piccole realtà comunali, nelle quali le gambe delle bugie sono ancora più corte (ho vissuto una situazione di questo tipo come giornalista: ho scoperto che la persona che mi stava dando le informazioni mi aveva raccontato una mezza verità, sembrava quasi una presa in giro, l'ho scritto su un articolo e c'è stato un bagno di sangue all'interno del partito in questione)
Se io do un'informazione devo conoscerla a fondo in tutti i suoi aspetti ed essere certa della sua veridicità, questo è necessario per: evitare falle nella comunicazione, saper ribattere prontamente, offrire alternative credibili e coerenti.
Questo, purtroppo, non avviene sempre. A volte mi chiedo perchè paghino un addetto stampa. In certe occasioni anche il silenzio stampa è un buon messaggio da veicolare.
Da tempo, mi sto occupando di energia e risparmio energetico. Ho lavorato per diversi produttori di tecnologia per la climatizzazione e la produzione energetica da fonti rinnovabili, realizzando sia informazione di prodotto sia materiali informativi su energia, cambiamento climatico, crisi dei consumi e nuove tecnologie per le fonti rinnovabili.
Negli ultimi tre anni mi sono accorta di come questi temi siano diventati fondamentali nella comunicazione di qualsiasi prodotto/servizio presupponga l'utilizzo di energia.
In particolare, ho notato come sia mutato il significato di un concetto ben preciso: la sostenibilità.
Si è passati da: sostenibilità intesa come privazione di qualcosa a sostenibilità come uso efficiente.
Oggi, chiunque si occupi di comunicazione non può prescindere dall'affrontare questi temi in modo ragionato, lavorando sulle immagini, ma soprattutto su un uso sapiente delle parole che devono diventare positive.
Ragioniamo su: futuro, nuove generazioni, tecnologia, innovazione, efficienza, comfort domestico, specialisti, ecc.
Evocando paure: black out, crisi, distruzione dell'ambiente, i nostri figli, sprechi, polveri sottili, ecc.
Le parole hanno cambiato il loro significato: pensiamo al RISPARMIO. Solitamente si "risparmia" quando non si hanno abbastanza soldi, oggi "risparmiare" serve per vivere meglio. È un cambiamento fondamentale, è il principio su cui si è basata la comunicazione degli ultimi anni e che ha portato le persone a desiderare il risparmio energetico, intrappolate tra il miraggio di vivere meglio e la paura di vivere peggio.
Il risultato, se ci pensate, è strepitoso. Parla e parla, e parlane ancora. La comunicazione, in pochi anni, ha reso accettabile e auspicabile ciò che tempo fa era impensabile perchè opposto al concetto di crescita: la riduzione. Pensate alla campagna contro gli sprechi e per il risparmio di Enel.
La prossima sfida? Non credo che manchi molto ed è il nucleare.
(Sarei felice di proseguire questo discorso su Comunicare l'Energia, i consigli sono benvenuti)
David Bernstein in Company Image:
"Che all'impresa piaccia o no, sia che vi si impegni o no, il pubblico la percepisce comunque come una persona. Anche se l'impresa considera se stessa un'astrazione, o un oggetto troppo complesso per poter essere personificato, il cliente sceglierà di rendere le astrazioni tangibili, semplificando tutto".
Spesso scegliamo una marca pensando: "Quanto mi sta antipatica la XX" oppure "Mi da proprio una bella sensazione". O ancora vi ci affidiamo senza neppure pensarci, incuriositi e attratti esattamente come si fa con una persona appena conosciuta. Allo stesso modo, mandiamo a quel paese una marca che ci tradisce: "Dalla XX non me lo sarei proprio aspettata, faceva cose così belle e sicure".
Una marca è un astrazione che si fa reale, o meglio provoca delle azioni come se fosse reale. Verrebbe da pensare di essere spettatori di un grande teatro senza fine.
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