
Ho appena letto un libro molto interessante: Crescete & Prostituitevi, Oliviero Beha, Bur FuturoPassato, 2005. (C'è anche il BehaBlog).
Il sottotitolo recita: "In una Repubblica fondata sul denaro, l'Italia di Berlusconi e di una Sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio".
E' un libro che parla di moralità, valori, della necessità di ripristinare un'etica in questa nostra società ormai ubriaca e vacillante.
Mi ha colpito in particolare un capitolo dedicato al sistema dell'informazione, all'uso delle parole e al loro valore: "[...] nei giorni natalizi della immane tragedia nel Sudest asiatico, mentre solo i morti accertati, superavano purtroppo molto in fretta le 100 mila unità, il primo giorno d'uscita della stampa dopo le feste di Natale, il superquotidiano economico nostrano titolava: "L'onda lunga dei listini". Il dramma dello tsunami era in atto da parecchie ore: nessuna stonatura? (Si, lo so, sono precotti: e allora?). Due giorni dopo, a tutta pagina, in parecchi quotidiani: "Una catastrofe umanitaria". Ah sì? "Umanitaria"? Utilizzato come aggettivo al contrario dell'uso comune, perchè ormai per comodità lessicale serve a identificare gli umani morti?
Per non parlare delle interviste a chi palesemente se ne frega degli aspetti "umanitari" dell'apocalisse oceanica perchè: "Voglio andarci lo stesso, le vacanze sono sacre", oppure: "Adesso è più difficile che risucceda, statisticamente", o ancora: "E' tremendo che sia successo sotto Natale", pensando ai turisti italiani e non invece anche alla folla di indigeni sterminati, che vivevano e lavoravano comunque tutto il resto dell'anno.
In una parola, la lingua, come sempre rivelatrice, traduce o tradisce l'umanità di chi parla, la sensibilità, il senso. E ci dice che quella catastrofe non è stata vissuta e raccontata come tragedia di persone, ma di consumatori, meravisliosamente esemplificata dall'apprensione per la sorte dei vip".
Uniamoci, rivoltiamo lo stivale come un calzino.
Riprendo un post di Marco Fossati (blog quotidiano) che segnala una serie di materiali sulla creatività infantile sul sito delle Edizioni Erickson. Ho girato il link alla mia futura suocera che da buona maestra in pensione continua a tenersi aggiornata e far crescere nel migliore dei modi i tre nipotini.
In realtà è tutta una bufala: i materiali sulla creatività infantile servono anche a me che ho 26 anni, e tanto piccola piccola non sono. Se nel lavoro per concetti so essere creativa, non è così per immaginazione visuale. Sono una frana. Ho perso un lavoro in agenzia per questo. Lavorare per immagini mi mette anche un po' d'ansia.
Così la mia estate sarà questa: ripetizioni di creatività infantile!
Avete visto che carina la pubblicità contro gli incendi boschivi? Riprendo l'articolo da PubblicitàItalia.
On air la campagna di eprcomunicazione per salvare i boschi dal fuoco
Medici che si adoperano per soccorrere una vittima che riporta gravi ustioni, in una fredda e cupa sala operatoria. Attimi di vibrante tensione si consumano, nel disperato tentativo di strappare l’ennesima vita alla morte. Solo alla fine si capisce che non si tratta di una essere umano, bensì di un albero bruciato disteso su un lettino, ennesima vittima della disattenzione dell’uomo.
|
|
[22/07/2005 - 18.20]
E’ un albero bruciato, il protagonista della campagna antincendi boschivi 2005 realizzata dal Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile. Lo spot pubblicitario sarà on air per tutta l’estate dalle emittenti radiotelevisive Rai e dai principali network privati. L’obiettivo è quello di puntare l’attenzione sul problema che tutti gli anni colpisce la nostra Penisola: le vaste aree verdi bruciate. Il Corpo Forestale dello Stato ogni anno è impegnato nell’attività di educazione e prevenzione, lotta attiva e contrasto agli incendi boschivi per ricordare all’uomo, in maniera sempre più incisiva, che ‘basta un attimo di distrazione ed una vita va in fumo’. Lo strumento più immediato che i cittadini possono utilizzare per avviare le attività di pronto intervento è il 1515, numero gratuito di emergenza ambientale al quale segnalare tempestivamente ogni problema riguardante l’ambiente, dagli incendi boschivi ai danni ambientali, dal pubblico soccorso alla protezione animali. La campagna pubblicitaria è affidata a eprcomunicazione - Gruppo Mediante, nell’ambito della gara indetta dal ministero per le Politiche Agricole e Forestali - Corpo Forestale dello Stato per la Campagna nazionale 2005 di sensibilizzazione e comunicazione sul fenomeno degli incendi boschivi (AIB), vinta anche quest’anno dall’agenzia romana.
Immaginate una strada del ricco NordEst, quella percorsa secoli fa da Napoleone (la Pontebbana). Pensate ad una cittadina alle porte del capoluogo di provincia, centro storico su un fiume, confine tra due regioni (Sacile). E quindi, un piccolo centro commerciale: dentro c'è il formicaio, fuori le insegne dei negozi. Ipotizzate, ora, due persone su una moto (io e il lucano), che passano di fronte al centro commerciale alla vana ricerca di un negozio di abbigliamento per motociclisti che non riusciranno mai a trovare (chissà dove abbiamo sbagliato strada). Poi, una di queste due persone si gira. Legge i nomi dei negozi (...alimentari, intimo, profumi...). Poi, sempre alla stessa persona, scende una lacrima dentro il casco.
Perchè?
Immaginate un'insegna così composta: Konvién, negozio di abbigliamento.
Signori e signore, siamo nel ricco NordEst.
Sul sito dell'Osservatorio Campagne Comunicazione Sociale trovate l'abstract del Primo rapporto sulla comunicazione sociale in Italia (link al .pdf). E' interessante perchè contiene la definizione di comunicazione sociale, il quadro normativo, i trend attuali, alcuni interventi (come quello di Giampaolo Fabris su Etica e marca) e alcune interviste.
La definizione di Comunicazione Sociale passa attraverso:
a. la distinzione fra comunicazione sociale e pubblicità sociale. La prima spesso è preferita alla seconda, poiché offre un approccio alla persuasione più ampio e articolato (oltre all’advertising, infatti, utilizza strumenti diversi, dagli esperti che raggiungono direttamente i destinatari dei messaggi, a manifestazioni, eventi, incontri che sollecitano l’attenzione sul tema oggetto della campagna pubblicitaria)
b. la prevalenza di definizioni in negativo, che si basano su quello che la c.s. non è, ad esempio:
- non è una modalità comunicativa nuova. Il primo esempio, un film educativo in campo sanitario, risale all’epoca dei fratelli Lumière; l’avvicinamento al significato attuale si ha durante la II Guerra mondiale, con la creazione in America dell’Advertising Council, formato da pubblicitari, clienti e grandi media, che realizza campagne su temi legati alla guerra, come il risparmio energetico e alimentare
- non si può sostenere che il termine “sociale” abbia un significato condiviso. La c.s. opera in ambiti sempre più complessi, quindi è difficile definirne le coordinate teoriche.
I trend attuali. Se anche in Italia ha la prevalenza la tecnica dello shock sempre più forte, a differenza di altri paesi, come quelli anglosassoni, da noi questo approccio ha un limite (shock fatigue) quando la violenza del messaggio supera la soglia di accettazione e determinando un auto annullamento. Oggi esistono cinque tenciche:
a. Shock sì, ma con intelligenza: Questo stile si addice alle cause difficili da raccontare e da visualizzare, che vanno a toccare tabù o sentimenti profondi, come la violenza domestica sui bambini, la sclerosi multipla, il disagio adolescenziale.
b. Semplice ma inaspettato: Il messaggio è visualizzato in modo semplice e intuitivo, ma con meccanismi creativi sorprendenti, in tv e sulla carta stampata. Questa strada è adatta a “semplificare” temi complessi, a rendere concrete situazioni lontane dalla nostra esperienza (campagne di prevenzione).
c. Ironia perché no: Anche in una campagna sociale, se il target è giusto, si può ricorrere al linguaggio ironico, persino umoristico, per aumentare l’impatto del messaggio. Ad esempio, un target giovane, anche su temi difficili, può essere più ricettivo a un approccio provocatorio e ironico.
d. Coinvolgimento attraverso le storie e i sensi: Si tratta del coinvolgimento del target sui problemi e le cause oggetto della comunicazione, attraverso il meccanismo del racconto forte, cinematografico di una storia, possibilmente vera (come la campagna italiana contro la pena di morte, realizzata per MTV e basata su uno dei casi denunciati da Amnesty International). Un altro meccanismo che troverà sempre più spazio nelle campagne sociali, è quello di ricreare l’esperienza del problema, rendendola multisensoriale (la campagna inglese per la charity St. Mungo’s, che si occupa di dare rifugio agli homeless, ha annunci stampa che sembrano di profumi, con la classica striscia profumata, che però riproduce il tipico odore di un homeless).
e. In your face: Ultimo approccio è quello della denuncia cruda di una situazione, che lascia alle parole e ai fatti il compito di inchiodare il pubblico davanti alla realtà, in modo che non possa ignorarla (l’idea semplice della campagna inglese contro il razzismo, cioè che il sangue ha lo stesso colore per tutti, e quindi un razzista che volesse sangue puro e bianco per una trasfusione si troverebbe in difficoltà).
Due link interessanti:
1. Sull'ultimo numero di L'impresa di comunicazione, il magazine di Unicom, c'è un interessante articolo dal titolo Advertising e neurolinguistica. Dallo spot al dialogo (link al .pdf). Vi trovate delle interessanti indicazioni su come il rapporto tra pubblicità e cliente si stia modificando prendendo la strada della relazione e dell'interazione basata su emozioni, valori e, come garanzia, etica.
"Nelle riunioni - si legge - non sentivo più parlare di tattiche e consumatori conquistati, ma di fedeltà, legami, affinità e relazioni durature. Si passava dal vocabolario di guerra a quello dell’innamoramento".
Sono inclusi alcuni esempi: Coop e Unicredit (inclusi nel testo), Rai, Microsoft e Oil of Olaz (in un box con la spiegazione dell'uso della programmazione neurolinguistica).
2. Ormai metabolizzata la mia passione per la pubblicità Coop, Massimo de Nardo di Segnal'etica, mi indica uno degli ultimi articolo apparsi nel sito: Il rumore del mare. Un testo dedicato ad una pubblicità Coop, quella dello scontrino a forma di conchiglia, un'immagine realizzata dal fotografo Marco Ambrosi. Massimo de Nardo scrive: "Ho detto: semplice ma bella, l'idea. Garbata. Di questi tempi (che sembrano i supplementari di una brutta partita che non finisce mai), il garbo è una chicca". E ancora: "Conchiglia in natura origamo. Sabbia, mare, cielo e nuvole. Anche se la realtà dice che quei numeri stampati sullo scontrino, uno appresso all'altro - dopo la lettura del codice a barre sul detersivo o sulla carne - sono una fetta di uno stipendio che se n'è andato per motivi di mera sopravvivenza biologica. La spesa di ogni giorno, con cui fare i conti. Già. O i conti della spesa, ogni giorno, tanto è la stessa cosa, al di là delle parole da cruciverba estivo. Una immagine così non è da spiaggia, ma da stanza d'agenzia. Lo scontrino conchiglia è un'idea di Alessandra Paglialonga, art director, e di Massimo Ambrosino, copywriter, dell'agenzia Lowe Pirella". Sull'articolo di Unicom che ho segnalato prima c'è scritto: "Molti clienti Coop non scelgono solo un supermercato".
[Grazie Massimo]
Oggi Londra è dentro ognuno di noi, dentro le nostre vene, nella nostra testa, nel nostro cuore. Come lo è stata New York, Madrid, Beslan, ma anche le altre tante, troppe, morti che hanno devastato il ricordo del passato e che ogni giorno si compiono senza telecamere.
Anch'io sono Londra.
Ok, è arrivato il mio momento, non posso farne a meno. Devo pavoneggiarmi, lasciatemelo fare, almeno il tempo di un post.
Amici tutti, mi hanno segnalato. In ben due occasioni.
1. Carlo Magni, editorial staff del periodico di informazione Liberalia, mi ha scritto un'email per comunicarmi che Cosa fai? Copy! è stato segnalato come BloGGo Creativo della settimana.
2. Andrea Capello, consulente di marketing dello Studio Capello, mi ha comunicato che ha segnalato uno degli ultimi post sul suo blog
Ho preso la lode alla laurea, ho fatto un blog tutto mio, ho ricevuto due segnalazioni, cosa voglio di più dalla vita? Un lucano? Amici, possiedo pure quello, grande e grosso. E chi mi ferma ammè? Manco la pubblicità.
Sull'ultimo numero di Illy Words, c'è un interessante intervista a Francesco Franceschi e Maria Sebregondi, rispettivamente amministratore delegato e consulente di Modo&Modo, la piccola azienda che ha riniziato a produrre le famose Moleskine.
Le Moleskine sono quei piccoli taccuini diventati famosi perchè compagni di viaggio di grandi artisti e scrittori: Chatwin, Picasso, Sepulveda, Hemingway.
Mi fanno uno strano effetto le Moleskine: sono da sempre stata attratta dalla carta bianca, mi piacciono i quaderni ancora puri, vergini, senza un tratto, mi piacciono i block notes da iniziare. Non solo, in un certo senso, iniziare un quaderno bianco mi intimorisce, tanto che (come mi hanno insegnato a scuole e come, immagino, molte altre persone) lascio bianca la prima pagina.
Le Moleskine, però, mi fanno un po' di rabbia: sono fatte così bene che usarle è un crimine, non usarle pure. Anche perchè la scrittura non meccanica, a mano, ha un fascino particolarissimo: "La scrittura fatta di segni sul foglio, - si legge nell'intervista - che possono essere parole o disegni, rappresenta un processo di rielaborazione del pensiero del pensiero, di aggiunte e di cancellature, che rimangono comunque presenti tra le righe, di testi irripetibili perchè figli di un gesto spontaneo e non mediato. A volte fanno trasparire l'emotività del momento".
» Dell Computer
» Swissflex Italia
» Lamborghini Calor
» VDA Multimedia
» Indesit
» Philip Watch by Morellato Gioielli
» Tech Tile
» Domotecnica
» Tonino Lamborghini Safety Gear
» Multivideo
» TVS
» Area Ren Es
» Studio Diomede
» Arthur Int.
» Ziel Italia
» Poliplast
» Adci
» ADV Advertiser
» Adverblog
» Aiap | associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva
» AssoCom
» BrandForum
» Carla Lattanzi
» Copy on Stage
» CopyBlogger
» Copywriter on the road
» CreatHead
» Creating Minds
» Creative Classics, Buona Pubblicità
» Creative Latitude
» Gandalf
» Gianni Rodari
» Il Mestiere di Scrivere
» Intranet Management
» MIT Advertising Lab
» Penne Digitali, blog
» Poynter On Line
» Prima Comunicazione
» Pubblicità Italia
» Scrittura.org
» Search Advertising Blog
» Segnal'etica
» Simply ADdicted
» SocialDesignZine
» TiconZero
» tp
» Unicom
» Yo Yoll
» Zio Burp
visitato *loading* volte