domenica, 21 gennaio 2007
La pubblicità secondo me (bada ben, bada ben, bada ben...)

Su invito di Marco, riprendo e rispondo.


Cos'è la pubblicità oggi?


E' quanto di più lontano ci sia dalla vita reale. In tutti gli spot che vediamo, ma anche nelle pagine delle riviste o alla radio, troppo spesso manca la corrispondenza con ciò che ogni giorno viviamo e facciamo. E' così ogni esigenza su cui si vorrebbe far leva diventa una banalità priva di capacità di attrarre e incuriosire, in altre parole: incapace di fare il suo mestiere, vendere. Non per questo tutta la pubblicità che passa in tv deve essere il "massimomaivistoprima"  Come per l'industria del cinema troviamo i vari Boldi e De Sica che rimpolpano  il fatturato delle case di produzione perchè queste siano in grado di produrre anche film di alto livello,  anche per l'advertising ci saranno pubblicità migliori e altre più banali, in grado di vendere e di dare dignità agli investimenti dei produttori. L'importante, secondo me, è non essere irreali, non avere un quadro vero delle necessità della gente. Altrimenti su cosa facciamo presa per indurre un bisogno? L'impressione è come se, usciti dai poderosi anni '80, ci vergognassimo di ciò che siamo.

E allora non dimentichiamo che "in quei giorni" le donne devono per forza lanciarsi con il paracadute, che mentre facciamo le pulizie guardando un detersivo a chiunque viene voglia di provarci con il vicino, che appena svegli la mattina siamo belli e abbiamo proprio voglia di imbandire la tavola meglio del buffet di un'inaugurazione a palazzo Chigi, e così via.


Quale ruolo dovrebbe avere?

La pubblicità deve avere il ruolo che ha sempre avuto: informare le persone sui prodotti in commercio. La questione non è cosa, ma come. Sono d'accordo con Marco quando dice che la pubblicità deve creare mitologie, intendendo idee che coinvolgono i consumatori. Stiamo parlando di brand. In pratica: io ti vendo un detersivo, è vero, ma ti vendo anche un modo di pensare, ad esempio nel caso di un detersivo non inquinante dove la merce comprende anche lo spirito ecologico di serie.
Ad ognuno il suo carattere, e ad ognuno l'oggetto con la personalità che più gli assomiglia.


Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l'utente?

Marco dice che la pubblicità deve essere più rispettosa dell'intelligenza altrui. Condivido e amplio riprendendo la prima risposta: essere più rispettosa dell'intelligenza significa che non deve prendermi in giro facendomi credere tutti gli altri vivono nelle famiglie del mulino bianco. Mio padre non è mai andato in giro con le mollette nei pantaloni, nè mia madre ha mai scartato due scatole di merendine per farmele trovare in un paniere con il tovagliolo bianco ricamato  e quando mi sveglio è tanto se io e mio marito riusciamo a berci una tazzina di caffè prima uscire con saette per lavorare.
Secondo me, dobbiamo tornare alla realtà con lo spirito giusto: ironia, senso dell'umorismo, piacere di guardare quelle cose che tutti facciamo, ma che solo a pochi raccontiamo. Un po' di sana voglia di giocare con le piccole e le grandi cose:  sembrerò banale, ma la pubblicità che più mi fa divertire è quella con lo scimmione del Crodino ...l'analcolico biondo che fa impazzire il mondo.

Postato da: frbe a gennaio 21, 2007 18:13 | link | commenti (15)
ancora carosello

martedì, 16 gennaio 2007
[Le interviste di Cosa Fai? Copy!] # 6: In nome del nome

Tornano le interviste di Cosa Fai? Copy e questa volte con un ospite sul naming: Alberto Celotto giovane come me, ha già scritto un libro sul naming.

Ps: uno dei metodi che utilizzo a tempo perso per cercare nomi e parole interessanti è "Una voce a caso di Wikipedia.

Postato da: frbe a gennaio 16, 2007 11:18 | link | commenti (1)
a lezione

 

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